Ci siamo scatenate anche noi dentro i nostri vestiti sfiancati e attillati, su tacchi vertiginosi e con chiome di capelli che si scuotevano come vele nella tempesta. Non abbiamo fatto nessuna fatica a ballare fino a notte fonda e la mattina un caffè e via al lavoro “stasera tanto vado a letto presto” e poi invece capitavano una cena, un aperitivo o un appuntamento e a letto presto non si andava. Ci siamo comprate abiti folli, abbiamo indossato bikini invisibili e fatto viaggi e vacanze decisi in un secondo, mangiato spaghetti alle tre di notte o krapfen caldi appena sfornati, abbiamo baciato uno sconosciuto o quasi e trascorso ore ad aspettare una telefonata. Ci siamo innamorate il lunedì e disamorate la domenica, abbiamo girato in auto ascoltando la stessa canzone anche venti volte di fila inzuppando di lacrime un fazzoletto, abbiamo fatto errori e cose bellissime. Siamo state anche noi ragazze e giovani donne e nulla che oggi vogliono fare passare per trasgressivo ci meraviglia. Siamo state molto meglio perché non esistevano i social, il branco e l’omologazione e così lo abbiamo saputo fare con più garbo e stile. -foto da Pinterest-
La tradizione ci permette una divagazione sul tema e quindi se Natale è la festa delle famiglie , Pasqua può essere trascorsa con gli amici. Riuniteli per trascorrere insieme la giornata, che sia un brunch o un pranzo, la nostra tavola dovrà essere diversa, curata e allegra.
Solo colori pastello, preferibilmente mescolati, uova decorate, rami di pesco, di ulivo e fiori. Una tovaglia tinta unita bianca o rosa, piccoli segnaposti magari costituiti da una minuscola piantina, bicchieri e tovaglioli anche differenti ma nei colori tenui della primavera e la nostra tavola di Pasqua sarà fantastica.
Preparate un menù leggero, torte salate con asparagi e formaggio di capra, un ottimo connubio, uova sode su un letto di patate bollite tagliate a fettine sottili e pomodori, crostini di salmone con formaggio spalmabile e avocado,un risotto ai carciofi, uno sformato a due colori di carote e spinaci e per finire coppe di crema pasticcera con fragole. Uovo di Pasqua e colomba della tradizione non possono mancare. Gli agnelli lasciateli nei prati.
I tramonti più belli sono quelli che vedi quando sei in auto o alla finestra di casa. I tramonti di Milano che ti lasciano senza fiato, che ti tolgono il respiro che guardi mentre cammini e non vorresti essere in nessun altro posto, lii porterai sempre nel cuore come un dipinto incompiuto, come un sogno interrotto, come le persone che non ci sono più, come tutto quello che sarà per sempre anche se non sarà mai più
. Milano è cassa di risonanza dei sentimenti più struggenti e dei momenti che ci lasciano con il fiato sospeso, ma soprattutto è nel suo cielo e nelle sue strade che ritrovi la vita . Quella vera, quella che ognuno di noi vive all’insaputa degli altri, la più autentica e intima, la più solitaria.
“Noi di sbagli ce ne siamo perdonati tanti, scappatelle senza importanza le sue, troppo impegno rivolto al lavoro che ha tolto tempo a lui e alla nostra vita di coppia, io. Mio marito non è mai stato un grande lavoratore, quel tanto che bastava in un impiego senza visioni di carriera, alle cinque del pomeriggio a casa, il giovedì la partita di calcetto e la pizza con i suoi amici e la domenica lo stadio. Io, nata in una famiglia con il pallino del lavoro e cresciuta con l’insegnamento che prima di ogni divertimento e tempo libero esisteva la nostra attività, cioè i cinque negozi di scarpe tra la città e la provincia, tornavo a casa anche alle 21. Mi organizzavo,la cena che era già stata preparata da me o dalla signora che si occupava della casa, era solo da riscaldare, la tavola era ben apparecchiata, la casa riuscivamo a tenerla più che in ordine, le camicie di mio marito erano stirate nei cassetti, ma io lo ammetto, c’ero poco. Negli anni qualche segnale di scappatelle lo avevo intuito, sono una persona diretta e per mia natura devo sapere la verità, lui messo di fronte alla domanda precisa, la buttava in ridere, ma dai, ma anche fosse cosa vuoi che conti una scemata, piuttosto non tornare tardi anche stasera, ricordati che hai un marito. Oggi mi risuonano nelle orecchie queste parole come una responsabilità disattesa, una promessa non mantenuta, un errore che ho perpetuato a mio danno, un senso di colpa verso me stessa, più che nei confronti di un uomo che a conti fatti, non si è certamente fatto grandi scrupoli. Avevamo una bella casa, bei mobili, due automobili , gli avevo regalato la moto dei suoi sogni, facevamo vacanze nei posti dove lui desiderava andare, abbiamo visto il mondo è tutto questo grazie al mio lavoro, che ci dava un benessere che diversamente non avremmo avuto, sicuramente non con due normali stipendi . A mio marito il lusso piaceva molto, mentre a me più che quello interessava il mio lavoro, l’azienda che mio padre aveva creato con tanto sacrificio e della quale io ero l’unica erede. Non avevamo figli, prima non li abbiamo voluti poi quando abbiamo iniziato a cercarli non sono arrivati, non ci sono ragioni particolari mi disse lo specialista a cui ci eravamo rivolti, a volte bastano la serenità, i tempi giusti, voi siete a posto . Sbaglio a dire non ne abbiamo avuti, perché solo io non li ho avuti e questo mi si è reso chiaro un giorno che ero nel negozio in cui trattavamo le scarpe da bambino. Entrò una donna circa della mia età, io all’epoca avevo quarant’anni tondi, tenendo per mano un bambino che avrà avuto circa nove anni, disse che doveva comprargli delle scarpe per il giorno della prima Comunione. Che numero porta suo figlio, chiesi , già voltata a selezionare quello che mi sembrava più adatto, lo chieda a suo marito, lui lo conosce molto bene . La risposta mi arrivò come una pugnalata, ma mai come quando mi feriscono a tradimento ,riesco a rimanere presente e lucida. Ci siamo guardate, ho visto una donna offesa, esasperata, illusa e disillusa al tempo stesso, ho visto il desiderio di ferire perché era ferita. Andate fuori ho detto, mamma non mi compri le scarpe piagnucolava il bambino,mentre io ero furibonda con mio marito , non con quella donna che era venuta a giocarsi la vita, l’ultima disperata mossa per cercare di tenersi un uomo, per prendersi una vita che non riusciva ad ottenere diversamente, se non costringendolo davanti al fatto compiuto, la verità detta a me, buttata in faccia a chi non aveva colpe se non quella di avere sposato un imbecille privo di valori . A quel fatto seguirono giorni difficili, scene pietose, minacce e preghiere fatte da un uomo che non voleva andarsene, che mi accusava di averlo lasciato troppo solo, che diceva di amarmi e che non si rendeva conto di avere un figlio di nove anni che da lui si aspettava di ricevere quello che qualsiasi bambino ha diritto di avere . Lui non voleva andarsene, voleva stare dov’erano “la sua casa e sua moglie”, la sua famiglia ero io continuava a dire e per me invece, lui non era più niente, un uomo che preferiva abbandonare suo figlio per non perdere il benessere . Alla fine con un buon avvocato, mi sono liberata di lui, benché fossero cose intestate a me gli ho lasciato la macchina la moto e tante altre cose, potevo non farlo ma l’ho fatto. Sono passati quindici anni io ho un nuovo compagno, un grande lavoratore come me , tre negozi li ho dovuto chiudere per la crisi, lui mi ha aiutata ed ora ne ho solo due, mi avvalgo della sua professionalità artigianale per produrre una linea nostra. Siamo felici, quando fa tardi o lo faccio io, diciamo, pizza ? Ho divorziato, ma non mi risposerò più, non sono scottata, sono delusa e non voglio legarmi formalmente a nessuno. Voglio accanto una persona che torni da me solo perché ne ha voglia, non voglio prendere nulla a nessuno , ma neppure dare. Insieme ma divisi . È il mio modo per difendermi.
Vi siete mai trovate sedute ad un incontro, ad una cena dove conoscevate poche persone, ad un corso di formazione di qualunque argomento e avete vissuto il cosiddetto “giro di tavolo” in cui presentarvi?
E’un momento che ho vissuto molte volte, sia come partecipante che come formatrice, ed è sempre interessante sentire qual è il primo ruolo con cui le persone si identificano gli occhi di chi non le conosce.
Questo accade anche quando, magari guardandoci allo specchio, ci chiediamo: ‘Io chi sono?’ e capita, altrettanto spesso, che la prima cosa che ci viene da dire di noi sia: ‘ Sono la moglie di, la madre di, sono la collaboratrice di, la titolare di, la proprietaria di, sono la persona che lavorava presso, l’amica di’.
Come se il nostro ruolo esistesse in relazione a qualcosa o a qualcun altro.
Per tanto tempo ho dato questo tipo di risposta inconsapevolmente, i ruoli in cui mi riconoscevo.
Che sono mutati nel tempo, cosi come siamo mutate io e la mia vita.
Ma, se ci fermiamo a riflettere e a prendere consapevolezza, noi siamo davvero un mare di cose diverse. Ed è proprio questa la nostra ricchezza di esseri umani.
Allora la risposta, quando mi trovo davanti a delle persone nuove per la mia vita, è diventata: ‘Sono Milena’.
Così come voi siete Francesca, Luisa, Giovanna, Cristina.
Ed è quello che dirò di me salutandovi martedì sera iniziando il nostro primo salotto virtuale.
Tendiamo a ridurci, a ‘restringerci’ in una delle mille funzioni che agiamo nella nostra vita, nelle nostre giornate, ma pensate a quanto c’è in ciascuna di noi.
Siamo i posti in cui siamo state, i libri che abbiamo letto, le persone che abbiamo aiutato e anche quelle che abbiamo semplicemente sfiorato. Siamo l’amore che abbiamo donato, con gioia o con grande sofferenza, siamo le notti in bianco trascorse, per l’emozione di qualcosa che stava arrivando a noi o per soffocare un dolore nel buio. Siamo i successi ottenuti con sacrificio, i periodi difficili affrontati con tenacia e paura.
Siamo quelle persone che sanno sorridere di fronte alla bellezza. Di fronte ad un caffè che ci scalda mani e cuore e di fronte alla primavera che torna, ancora una volta.
Conteniamo davvero tutta la vita che abbiamo il dono di attraversare.
Allora, vi saluto in questo articolo con questo spunto.
Chi sono? Ditevelo a voi stesse con tutto l’amore che meritate.
Chiamarlo San Lavandino mi mette il buon umore e me la rende anziché una festa dei fiorai, pasticceri e ristoratori, una giornata simpatica e dedicata ironicamente a tutto ciò che concerne gli affetti. Inizierò dicendo che la tavola la dovrete decorare anche a mezzogiorno con cuori di carta e candele rosse, tovaglioli dedicati appositamente ai vostri cari e adornati da voi con adesivi che, in modo assolutamente kitsch, facciano riferimento alla celebrazione in corso. Cucinate cose normalissime ma a forma di cuore, il risotto appena cucinato lo metterete in stampini a cuore che svolterete nel piatto prima di servire, così per lo sformato di verdure e le pizzette o qualsiasi cosa che si presti ad essere cucinato e preparato nel formato desiderato. Infine una crostata, quella che facciamo tutte le settimane, cambierà aspetto e non sapore. Come l’amore che non ha bisogno di essere celebrato e ricordato proprio il 14 febbraio, anche in quel giorno prenderà un aspetto ironico ma resterà quello di sempre anche se la tovaglia avrà dei cuori.
Le belle donne restano sempre belle,anche se passano gli anni , anche se devono portare gli occhiali quando sono stanche, anche se non usano più i tacchi e quando aprono l’armadio vedono fantastici abiti che non indosseranno più. C’è una bellezza che non conosce tempo e smarrimento, rimane immutata nonostante la pesantezza per i conti che non tornano, le preoccupazioni per i figli, i lutti che affligono e la stanchezza che si fa sentire più facilmente, è quella bellezza che è dentro di noi, quella che ci fa distinguere, quella che continua a farci brillare gli occhi, la sola che non può essere mistificata, migliorata o truccata, cioè quella che viene dalla nostra personalità. Potete pensarla diversamente, credere ai trattamenti chirurgici, ai riempimenti e ai rigonfiamenti, forse sembrerete più giovani e in alcuni casi qualcuna si sentirà anche più sicura di se stessa, ma le belle donne, non sono solo belle per il seno alto e per gli zigomi prominenti, sono principalmente belle persone e questo purtroppo per qualcuna, ma fortunatamente per molte altre, batte 10/0 qualsiasi puntura di botox Le belle persone non smettono mai di essere belle.
A breve partirà il progetto , idea nata dall’ amicizia tra me e la Dott.essa Milena Privileggio, già presente in questo blog nella sezione MILENA IL NOSTRO COACH. Potrete assistere in video conferenza agli argomenti che tratteremo, a presentazioni e discussioni, letture con relativi commenti e in tutti ci sarà materia che si presterà ad essere interesse comune per tutte le donne, soprattutto quelle che stanno attraversando questa fase della vita, cioè la terza età. Ma non sarà solo per le donne, il taglio del progetto è improntato al femminile, ma avremo spazio anche per gli uomini e a loro dedicheremo molto.
Chi sarà interessato a partecipare come spettatore, può mandarmi la sua mail all’indirizzo del blog, invieremo il link con la data e l’ora per partecipare al primo incontro. Voi vedrete noi, ma noi non vedremo voi, che invece potrete chattare e inviarci messaggi. Potranno accedere a questi incontri solo i primi cento che invieranno la loro mail, poi in seguito, capiremo se sarà il caso di ampliare e in che modo . Il primo incontro online lo programmiamo fra una decina di giorni circa, quindi se siete interessati inviate la vostra mail per essere inclusi nel progetto che per voi è assolutamente gratuito.
Treccani recita questa definizione: ‘ Pratica agricola consistente nel fare una serie di lavorazioni su un terreno povero tenuto a riposo allo scopo di prepararlo ad una successiva coltivazione di cereali’.
Lo concepiamo per il terreno, molto poco per noi.
Noi che siamo mogli, compagne, amanti, madri, nonne, sorelle, amiche, professioniste, casalinghe, autiste, cuoche, tuttofare. Donne, insomma.
Noi che spesso, direi quasi sempre, riteniamo il nostro riposo, ciò che facciamo per noi, per puro svago, una ‘perdita di tempo’, una ‘frivolezza’.
Credo sia molto culturale. Io per prima, classe 1974, sono cresciuta in un contesto familiare dove tutto quello che non era lavoro o studio era considerata una perdita di tempo, che non avrebbe portato alcun beneficio. Tutt’altro.
Parlo, per mestiere e per propensione personale all’essere umano, con moltissime donne ogni giorno.
Una delle caratteristiche comuni, indipendentemente dalla provenienza geografica, dall’età e dalla situazione personale, è il darsi senza tregua.
Il prendersi cura è parte del patrimonio genetico del femminile dall’inizio della storia del mondo.
Il doversi guadagnare rispetto e credibilità lavorando senza sosta è, invece, il risultato di una lotta per la parità ancora ben lungi dall’essere vinta e conclusa.
Alla fine di un anno particolarmente impegnativo, professionalmente e umanamente, qual è stato per me il 2024, mi sono chiesta se tutto questo mio ‘affacendarmi’ senza sosta avesse un suo beneficio. Per qualcun altro e, o, soprattutto, per me.
La risposta non solo è stata ‘no’. Ma si è anche aggiunto un ‘non è necessario’.
Cosi, prima da donna che da coach, vi faccio questa domanda dalle pagine virtuali di questo salotto: in cosa portate leggerezza nelle vostre vite? Quali sono le attività che fate per il puro gusto di farle? Quanto tempo dedicate al vostro riposo? Che rapporto avete con tutto quello che ritenete ‘non produttivo’?
Qualche giorno fa riflettevo sul fatto che, mentre me ne stavo sul divano, una domenica pomeriggio, a leggere un libro, il mio corpo era, in realtà, produttivo. Cuore e respiro continuavano a nutrire il mio corpo di ossigeno anche se io pensavo bellamente ad altro. Le mie cellule si stavano rinnovando. Soprattutto, il riposo mi avrebbe concesso la creatività e la lucidità di pensiero che abbiamo soltanto quando tutto il nostro sistema mente-corpo si è rigenerato.
Molte di voi, magari con qualche anno più di me, hanno passato una vita a lavorare e a costruire e far crescere una famiglia. E non sempre con il bel tempo. La vita di ognuno di noi è costellata inevitabilmente di prove, non sempre e non per forza giuste.
Riposare, divertirsi, dedicarsi a ciò che ci fa battere il cuore non è solo necessario. È generativo.
Nell’ultimo mese ho ballato, passeggiato, letto, dormito, accarezzato il mio gatto, guardato film sotto la coperta.
Ho iniziato a farlo come fosse un ‘appuntamento’ quasi imposto. Non ero abituata.
Poi ho cominciato a vederne i risultati. Me ne sono accorta svegliandomi dopo una notte di sonno pieno dopo mesi in cui mi ero costretta ad alzarmi all’alba per ‘fare’. Me ne sono accorta dall’entusiasmo che spendo mentre lavoro, nella pazienza, non sopportazione passiva, nelle situazioni tese che, inevitabilmente, fanno parte del quotidiano.
Me ne sono accorta guardando i miei occhi sorridere e, soprattutto, sentendomi presente nelle cose che faccio.
Certo, la vita, a volte, ci chiede tanto. Ed è proprio per questo che non dobbiamo dimenticarci della persona più importante.
Attualmente, sono stati prima gli uomini a perdere la galanteria o le donne la loro elegante femminilità? Non saprei rispondere se non con quello scontato luogo comune che recita”non ci sono più gli uomini di una volta “. Sfortunatamente la galanteria è finita in fondo al pozzo, ma per fortuna non persa irrimediabilmente, poiché esistono ancora donne che la desiderano e non si sentono sminuite se il loro accompagnatore offre la cena o paga il biglietto al cinema. Il femminismo che tante battaglie ha vinto e che non smetteremo mai di ringraziare, ne ha persa una soltanto, quella delle piccole cose che lasciavano un margine di incontrastata femminilità alle donne e quel minimo di super potere che è la galanteria agli uomini. Personalmente faccio parte di quella generazione in cui alle donne si cede il passo, si apre la portiera dell’auto e che mai si debba a loro permettere di pagare il conto al ristorante. Mi sono adeguata ai tempi formulando degli inviti e quindi pretendendo anche di pagare il conto, come giustamente doveva essere visto e considerato che ad invitare ero stata io, ma mai avrei potuto dividere un conto con un mio coetaneo e anche in quel caso ho preferito dire”non si divide, sei mio ospite”. É un fatto generazionale ? Forse, ma non ne sono così convinta, credo piuttosto che abbia più attinenza con l’ambiente che hai frequentato, le regole che sono divenute abitudini, l’educazione che hai ricevuto in famiglia. Con ciò se al ristorante paga l’uomo non è perché io non abbia un’autonomia economica e non mi fa sentire sminuita rispetto ad altre donne che pretendono di contribuire al conto con la loro parte, lo ritengo un gesto cortese e galante e per quello lo tratto senza farci troppa filosofia dei ruoli sopra. Personalmente ho sempre lavorato, quindi non sono meno di un uomo e posso ricoprirne gli identici impegni se sono preparata a farlo, ma questo ribaltamento dei comportamenti ha alla fine creato un ulteriore vantaggio, per quella categoria che finalmente si è liberata degli ultimi tratti da gentleman per porre fine anche ai pochi gesti galanti rimasti in campo. Colpa anche delle donne, vincitrici della corsa alla cassa, ma perdenti poi nelle confidenze che si lasciano scappare con le amiche“non mi offre mai una cena, ha voluto dividere il conto dell’hotel nel weekend che abbiamo fatto in montagna”. Prima di sposarmi due anni fa, uscivo a cena con qualche amico o conoscente, non ho mai portato il portafoglio perché dentro alla clutch non ci stava, ma sempre la mia carta di credito per ogni evenienza. A buon intenditore poche parole