collegamento alla pagina Facebook
74,888
Una Milanese Chic
Dedico questa Pagina a Milano dove ogni stile è concesso purché sia elegante e assolutamente personale
Ho un'amica che, dopo quasi quarant'anni di matrimonio, si è ritrovata sola. Lui aveva incontrato un'altra donna.
Avevano costruito tutto insieme: una casa, anzi più di una, una famiglia con I figli, i nipoti, un'azienda, una vita intera. L'azienda, in realtà, l'avevano venduta già un anno prima della separazione, dopo una vita di lavoro. E lui, con il tempo e con gli avvocati, è riuscito a sistemare tutto per potersene andare.
Oggi è passato un anno.
L'ho chiamata perché conoscevo il peso di questa data. Mi aspettavo una voce triste e invece mi ha detto una frase che non dimenticherò.
"Non è una giornata così buia. Io sono rimasta qui. Nella casa dove ho cresciuto i miei figli, quella dove tornano la domenica, dove i nipoti corrono in giardino. Vado ancora al mare e in montagna, nelle nostre case, che ormai sono il luogo dei ricordi, a turno i miei figli le abitano con le loro famiglie e delle amiche, sole come me, mi vengono a trovare. Dell'azienda non sento la mancanza: l'avevamo già lasciata andare quando l'abbiamo venduta, dopo averle dedicato una vita. Mi manca lui, qualche volta. Ma tutto il resto è ancora qui."
Poi ha aggiunto, quasi sottovoce:
"Io ho perso una persona. Lui ha perso una vita."
Ed è una differenza enorme.
Perché ci sono persone che credono di ricominciare da capo. In realtà ricominciano da sole. Lasciano alle spalle non soltanto un matrimonio, ma il luogo dove erano custoditi quarant'anni di affetti, di abitudini, di compleanni, di Natali, di fotografie, di voci.
Le case, alla fine, non sono muri. Sono memoria e nessun notaio può dividere la ricchezza di restare nel posto dove la propria storia continua ad arrivare ogni domenica, suonando il campanello con la voce dei figli e le risate dei nipoti.
A volte chi rimane pensa di aver perso tutto.
Poi scopre che aveva conservato la parte più preziosa.
-foto da Pinterest-
Ci sono giornate in cui il motore gira al minimo. Sai esattamente cosa devi fare, ti siedi alla scrivania, guardi gli appunti, accendi il computer… e niente. Le idee ci sono, la voglia no.
Oggi è andata così.
Ho fatto quello che era necessario: qualche commissione, due cose da sistemare, le piccole incombenze che riempiono la giornata. Poi, finalmente, il momento di lavorare. Eppure continuavo a rimandare di qualche minuto. Un caffè, uno sguardo dalla finestra, un foglio sfogliato senza convinzione.
Ho imparato che in questi casi insistere serve a poco. È come pretendere che un'automobile parta continuando a girare la chiave. Si rischia solo di scaricare la batteria. Avevo bisogno di una vecchia musica per cambiare ritmo, di una spremuta d'arancia, un piccolo dolce e una doccia fresca. Niente di straordinario. Solo il necessario per rimettere ordine nei pensieri.
Viviamo in un tempo che ci vorrebbe sempre performanti, sempre sul pezzo, sempre pronti. Io, invece, credo che ci sia una certa eleganza anche nel riconoscere le giornate storte, senza farne un dramma e senza trasformarle in un alibi.
Domani il lavoro sarà ancora lì. E probabilmente ci sarò anch'io, con un'energia diversa.
La disciplina non è pretendere il massimo da sé ogni giorno, ma sapere aspettare il momento giusto per ripartire e nel frattempo ascoltare vecchie canzoni sorseggiando qualcosa di dolce e profumato.
-foto da Pinterest-
C’è qualcosa che rende bellissima una donna, più di un bel viso , di un décolleté o di gambe mozzafiato,è la dignità con cui sa uscire di scena.
Silenziosamente e sorridendo.
-foto da Pinterest-
Non è certamente l’invidia perché alla mia età non posso permettermi certe cose, è che ho imparato che l'eleganza non consiste nel mostrare tutto ciò che si ha, ma nel sapere cosa lasciare coperto.
Oggi basta passeggiare per una città qualsiasi e vediamo ragazze e donne con pantaloncini di jeans sempre più corti, canottiere, pance scoperte, infradito, sneaker o, per assurdo, stivali texani in piena estate, in apparenza tutte pronte per una giornata al mare.
E invece no. Stanno andando a prendere un caffè, a fare la spesa, a trovare un'amica, a passeggiare in centro. Vivono la città come se fosse una spiaggia.
Non è una questione di decenza, le gambe scoperte non hanno mai scandalizzato nessuno,
ma di appropriatezza. E l'inappropriatezza è molto più grave dell'indecenza, perché rivela la perdita del senso della misura, del contesto, del buon gusto.
Il problema non è un paio di pantaloncini, il problema è l'omologazione. Tutte uguali, perché la moda ha deciso così, anche quando quell'abito non valorizza, anche quando non racconta nulla della persona che lo indossa.
Un tempo ci si vestiva anche in base al luogo, all'occasione, al rispetto per sé stessi e per gli altri, mentre oggi sembra esistere un'unica divisa per tutto: città, mare, aperitivo, supermercato, passeggiata e persino chiesa.
Lo stile distingue,la moda, quando diventa obbedienza, uniforma.
E così mentre tutti sembrano pronti per andare in spiaggia, ho,pensato che forse non abbiamo perso il pudore, ma qualcosa di molto più prezioso: il senso dell'eleganza.
-foto da Google-
