“E poi niente…ti ritrovi a considerare la tua vita, il tuo lavoro, le ore passate a studiare improbabili ricette, i servizi frenetici, caotici ed esaltanti, i flop rattoppati alla meglio (pochissimi per fortuna) e le tante soddisfazioni dei piatti “scarpettati”,i complimenti che fanno sempre piacere, anche per il piacere di condividerli col tuo staff, gli scontri coi “pinguini,ma anche i comuni successi. E lo stress. ..quello dello spezzato che ti spezza, quello dell’incessante ricerca del meglio, quello tanto difficile di tenere unito un team, col buonumore, con le battute che non devono mai mancare per stemperare le tensioni, a dispetto di una coordinazione e di un ordine che devi esser capace di imporre col solo tono della voce, anche in mezzo allo scherzo. E la stanchezza, che devi saper castigare nutrendoti solo con gli sguardi buttati ai piatti che rientrano vuoti e puliti…
Ed il caos delle giornate “pesanti” ,le imprecazioni, le “missioni impossibili” che quasi per magia diventano possibili, le urla per i piatti che da troppo tempo aspettano di andare al tavolo, i sonori vaffa per la tagliata “en bleu” che è sul banco da 20 secondi e si raffredda, e la voglia , sempre più ricorrente di mandare al diavolo tutti e tutto, compreso questo fottuto mestiere… E poi ci ragioni. E ti rendi conto che, alla fine, tu sei nato per quello, che è la tua vera grande passione, che è insito in ogni stilla del tuo sangue, che è l’imprimatur del tuo dna, e che senza non saresti mai piu lo stesso, che non sarebbe lo stesso “vivere” , che nostalgia e rimpianto sarebbero così intensi e cocenti da devastarti.E da questa certezza tiri fuori tutta la linfa che ti serve per continuare la tua stressante, inquieta, faticosa, bellissima ed entusiasmante vita da chef..”
Alfonso Abate









